Gente di Dublino

Gente di Dublino

Joyce, in questi suoi quindici racconti – considerati tra i capolavori della letteratura del Novecento – compone un mosaico unitario che rappresenta le tappe fondamentali della vita umana: l’infanzia, l’adolescenza, la maturità, la vecchiaia, la morte. Fa da cornice a queste vicende Dublino, con la sua aria vecchiotta, le birrerie fumose, il vento freddo che spazza le strade, i suoi bizzarri abitanti. Una città che, agli occhi e al cuore di Joyce, è un po’ l’emblema di tutte le città occidentali del suo tempo.

Ogni volta che mi trovo a dover leggere un classico ho sempre il timore di quello che la lettura mi porterà. In passato ho letto pochi classici e ora sto cercando di recuperare ma non sempre ne resto pienamente soddisfatta. Come anticipato in sinossi, Joyce ci porta attraverso quattro fasi della nostra vita:

  • Infanzia (Sorelle, Un incontro, Arabia)
  • Adolescenza (Eveline, Dopo la corsa, I due Galanti, Pensione di famiglia)
  • Maturità (Una piccola nube, Contropartita, Cenere, Un increscioso incidente)
  • Vecchiaia (Il giorno dell’Edera, Una madre, La grazia)

L’ultimo capitolo, il quindicesimo, intitolato La morte rappresenta il culmine di tutta la raccolta. Il tema di fondo è la morte, l’incapacità dei Dubliners di opporsi ad essa e ad una città nei primi anni del ‘900. Non è una lettura semplice, Joyce non si perde in chiacchiere e i suoi racconti sono privi di qualsiasi argomento che niente ha a che vedere con il racconto. Non ricama sulle storie per renderle meno realistiche. La morte e l’impotenza dei nostri protagonisti la fanno da padrona. Inizialmente mi son chiesta cosa collegasse le singole storie di Gente di Dublino ed è proprio la gente di Dublino la chiave. Le loro storie, la loro vita e Dublino.

Non so se per colpa della traduzione o per mia poca conoscenza della scrittura degli inizi del ‘900 ma alcuni passaggi ho dovuto leggerli più di una volta per capirne il senso e non sono certa di averlo capito davvero. Ecco perchè evito accuratamente di impelagarmi in questo genere di letture. Questione di abitudine, faccio davvero fatica. Nonostante questo sento di poter dire che dopo questa lettura io mi senta più “ricca” di qualcosa perchè alla fine sono quelli che noi chiamiamo classici che ci hanno fatto amare la lettura. Anche quelli più ostici e noiosi.

3 stelle

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