Il cacciatore del buio

Il cacciatore del buioIl cacciatore del buio

«Se non sarà fermato, non si fermerà.»

Non esistono indizi, ma segni. Non esistono crimini, solo anomalie. E ogni morte è l’inizio di un racconto. Questo è il romanzo di un uomo che non ha più niente – non ha identità, non ha memoria, non ha amore né odio – se non la propria rabbia… E un talento segreto. Perché Marcus è l’ultimo dei penitenzieri: è un prete che ha la capacità di scovare le anomalie e di intravedere i fili che intessono la trama di ogni omicidio. Ma questa trama rischia di essere impossibile da ricostruire, anche per lui. Questo è il romanzo di una donna che sta cercando di ricostruire se stessa. Anche Sandra lavora sulle scene del crimine, ma diversamente da Marcus non si deve nascondere, se non dietro l’obiettivo della sua macchina fotografica. Perché Sandra è una fotorilevatrice della polizia: il suo talento è fotografare il nulla, per renderlo visibile. Ma stavolta il nulla rischia di inghiottirla. Questo è il romanzo di una follia omicida che risponde a un disegno, terribile eppure seducente. E ogni volta che Marcus e Sandra pensano di aver afferrato un lembo della verità, scoprono uno scenario ancora più inquietante e minaccioso. Questo è il romanzo che leggerete combattendo la stessa lotta di Marcus, scontrandovi con gli stessi enigmi che attanagliano Sandra, vivendo delle stesse speranze e delle stesse paure fino all’ultima riga.
E non dimenticherete più.

Con Il cacciatore del buio Donato Carrisi consacra definitivamente la sua verve immaginativa e il suo stile, pietre miliari con le quali gli altri scrittori dovranno confrontarsi. Una trama piena di svolte inattese, una scrittura ricca di immagini ammalianti e scorrevole al punto da essere travolgente: Carrisi ormai è una vera e propria «firma» che ha lasciato il segno nelle classifiche e nei lettori, non soltanto in Italia ma in tutto il mondo.

A noi non è dato chiedere, a noi non è dato sapere. Noi dobbiamo soltanto ubbidire.

Queste sono le parole che Clemente ripete a Marcus nei tre anni dopo la sua rinascita. Marcus giaceva senza memoria in un ospedale di Praga quando venne contattato da Clemente ed era stato istruito nuovamente per il suo ruolo: essere il cacciatore del buio, ovvero colui che vede il male e può fermarlo. Ma per Marcus non è così semplice tornare alla sua vita da penitenziere, pedina la fotorilevatrice Sandra Vega per accertarsi che dopo la scoperta della morte del marito stia bene e continua a scovare il male nella Città Eterna. La prima scena in cui ci imbattiamo è la morte di una suora di clausura, a cui son stati staccati gli arti dal busto. Marcus tenta invano di indagare fin quando un anno dopo non viene uccisa una coppietta. I due casi non hanno nulla in comune ma Marcus è destinato a trovare il colpevole di questa tragedia. Per farlo dovrà essere aiutato proprio da Sandra, che ora ha un nuovo compagno e ambisce ad una rinnovata felicità. Ma gli omicidi non si fermano e hanno qualcosa di oscuro al suo interno. Dopo la morte della prima coppietta, da cui si salva la ragazza, tocca a due poliziotti sotto copertura e al ritrovamento di due autostoppisti morti due anni addietro. Vega e Marcus dovranno unire le forze per capire chi si cela dietro questi omicidi e una strana presenza, quella di Battista Erriaga, che complicherà loro le cose.

Dopo un paio d’anni dopo la lettura de Il tribunale delle anime, è stato piacevole incontrare di nuovo i personaggi che tanto avevo apprezzato allora. Marcus e Clemente, due penitenzieri, continuano la lotta contro il male.

Il male è la regola. Il bene l’eccezione.

I due preti riescono a vedere il male come se fosse una dimensione e non uno stato. Nessuno meglio di loro sa carpire il male e sa metterlo a tacere. E in questo caso, quello del mostro di Roma, l’abilità di Marcus è di fondamentale importanza per l’esito dell’indagine. L’incontro quasi casuale tra la fotorilevatrice e il penitenziere mette in difficoltà l’assassino, che però si trova sempre un passo avanti a loro. Circostanze fortuite faranno sì che i pezzi del puzzle inizieranno a combaciare tra essi.

Questa è la capacità di Donato Carrisi nel costruire le storie. Far combaciare i pezzi. Anche se tutto sembra dettato dal caso in realtà ha uno scopo ben preciso. La morte della suora ci verrà riproposta alla fine del romanzo, il che mi ha dato l’impressione di un seguito con Marcus e con Vega al seguito. Adoro lo stile di Carrisi perchè per buona parte del romanzo l’assassino resta in disparte, non è mai al centro dell’attenzione, fino a che non viene svelata la sua identità. E viene svelata poco alla volta, una storia alla volta, un personaggio alla volta.

E questo stile ogni volta mi incanta. Mi tiene incollata per ore alle pagine, mi fa desiderare di arrivare alla fine nel più breve tempo possibile per capire chi è il colpevole. La descrizione dei personaggi ma ancor più dei luoghi conosciuti e non di Roma è dettagliata, precisa così tanto da sembrare di aver visitato quei luoghi tanto antichi. Per non parlare dei fatti storici collegati a chiese e basiliche, leggende che diversamente non conosceremmo se non siamo mai stati nella Città Eterna.

Ancora una volta questo autore è riuscito a farmi amare un suo romanzo, così come con gli altri.

4 stelle

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