Il gioco dell’angelo

Il gioco dell'angeloIl gioco dell’angelo

Nella tumultuosa Barcellona degli anni Venti, il giovane David Martín cova un sogno, inconfessabile quanto universale: diventare uno scrittore. Quando la sorte inaspettatamente gli offre l’occasione di pubblicare un suo racconto, il successo comincia infine ad arridergli. È proprio da quel momento tuttavia che la sua vita inizierà a porgli interrogativi ai quali non ha immediata risposta, esponendolo come mai prima di allora a imprevedibili azzardi e travolgenti passioni, crimini efferati e sentimenti assoluti, lungo le strade di una Barcellona ora familiare, più spesso sconosciuta e inquietante. Quando David si deciderà infine ad accettare la proposta di un misterioso editore – scrivere un’opera immane e rivoluzionaria, destinata a cambiare le sorti dell’umanità -, non si renderà conto che, al compimento di una simile impresa, ad attenderlo non ci saranno soltanto onore e gloria…

Recensione

Siamo nei primi anni Novanta a Barcellona. In calle Santa Ana troviamo la libreria Sempere e figli e tra le vie della città un uomo sta per essere ucciso davanti al figlioletto. Molti anni dopo, questo bambino è diventato un uomo, lavora nella redazione di un giornale e da lì a breve diventerà uno scrittore a tutti gli effetti. Il suo idillio però, non è destinato a durare. La carriera, l’amicizia con Pedro Vidal, l’amore per Cristina Sagnier… tutto verrà messo in discussione quando David fa l’incontro con Andreas Corelli. Chi è quest’uomo e cosa vuole da David?

Zafòn, Zafòn… ma che si deve fare con te? Non ci siamo, per niente! Dopo un capolavoro di stile con L’ombra del vento non puoi scrivermi una roba simile. Carino ma non eccezionale. Il gioco dell’angelo ha tutta una serie di difetti che me lo ha fatto detestare fin dalle prime pagine, per lasciarmi quasi totalmente indifferente per il resto del romanzo. Come ho detto in mille altri blog il primo difetto è stato il registro formale che usa il LEI piuttosto che il VOI. L’ho trovato pesante e fuori luogo. Errore di traduzione? Tutto può essere… Il personaggio di David è così inutile per metà del romanzo che più di una volta son stata tentata di mollarlo a metà. Lo trovo un uomo egoista, ipocrita e falso. L’atteggiamento di superiorità che lo caratterizza è insopportabile ma viene reso sopportabile dall’entrata in scena di Isabella, madre di Daniel. I battibecchi tra i due rendono il resto del testo leggero e divertente.

La morte di Sempere nonno mi ha sconvolto. Sono talmente tanto affezionata a Daniel e Sempere padre che rivivere la storia del nonno e vederlo morire, conoscendo quello che è il tratto peculiare della famiglia, mi ha reso triste. Per me i Sempere dovrebbero essere immortali.

Alla salute dell’amico Sempere, che insegnò a tutti noi a leggere, quando non a vivere.

La storia tra Sempere e Isabella è così dolce e spontanea (con lo zampino di David) che mi dispiace davvero che il personaggio di Isabella non venga approfondito di più. I personaggi coinvolti da Zafòn son davvero tanti. David, Isabella, i Sempere, Pedro Vidal, Corelli, Cristina… ognuno di loro tocca la vita del protagonista e lo cambia, fino a renderlo il personaggio che ha iniziato a coinvolgermi solo negli ultimi capitoli, purtroppo.

A far da sfondo sempre Barcellona, la Barcellona degli anni Venti. Una Barcellona diversa ma anche uguale a quella conosciuta e amata ne L’ombra del vento. Anche questa volta realtà e mistero, segreti e bugie sono il companatico perfetto alla storia maledetta di David.

Ricordo che Il gioco dell’angelo è il secondo capitolo della serie Il Cimitero dei Libri Dimenticati!

#2017readingchallenge

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