Il signore degli orfani

Il_Signore_degli_Orfani-280x442Il signore degli orfani

Pak Jun Do è figlio di una madre scomparsa, una cantante rapita e portata a Pyongyang per allettare i potenti della capitale, e di un padre influente, direttore di un orfanotrofio. Crescendo, si fa notare per lealtà e coraggio, tanto da convincere lo Stato a offrirgli una carriera molto rapida. E per lui comincia un percorso senza ritorno attraverso le stanze segrete della dittatura più misteriosa del pianeta. “Umile cittadino della più grande nazione del mondo”, Jun Do diventa un rapitore professionista, costretto a destreggiarsi tra regole instabili e richieste sconcertanti da parte dei suoi superiori per sopravvivere. L’amore per Sun Moon, attrice leggendaria, lo porterà a prendere in mano la propria vita, con un sorprendente colpo di scena. Ambientato nella Corea del Nord dei nostri giorni, il libro di Adam Johnson descrive vita e accadimenti di un moderno Candido in un regime isolato e folle, un vero e proprio regno eremita in cui realtà e propaganda si sovrappongono fino a essere indistinguibili. Romanzo d’avventura, racconto di un’innocenza perduta e romantica storia d’amore, “Il signore degli orfani” è anche il ritratto di un mondo che fino a oggi ci è stato tenuto nascosto: una terra devastata dalla fame, dalla corruzione, da una crudeltà che colpisce a caso, dove esistono anche solidarietà, inaspettati squarci di bellezza, e amore.

Il signore degli orfani mi è stato caldamente consigliato da più di una persona e mi son messa a leggerlo aspettandomi un vero capolavoro letterario, degno del Pulitzer vinto. Andiamo per ordine, partendo dalla copertina. Il protagonista ha il tatuaggio dell’attrice coreana quindi mi sfugge il nesso con la tigre tatuata in copertina… ma a parte questo che ho scoperto solo mentre leggevo è stato un libro che avrei letto lo stesso proprio perchè attirata dalla stessa.

La storia in sè è una bella storia ma a mio avviso è stata scritta male. Non so se sia dovuto all’impaginazione digitale ma non c’era distinzione dal racconto di Pak Jun Do, l’altoparlante o dall’addetto agli interrogatori. Ho faticato a finirlo ma mi sono imposta di continuare nonostante la noia e la pesantezza del racconto. Pak Jun Do è un uomo buono, ogni azione che intraprende vien fatta per far del bene agli altri. E questo senza che lui si aspetti nulla in cambio. Il personaggio di Sun Moon l’ho odiato dal primo momento. Una ragazza presuntuosa che non sa vedere al di là del proprio naso nemmeno quando Pak Jun Do le parla degli orfani e della vita che vien fatta in orfanotrofio. Nemmeno quando decide di renderla libera diventando uno di quegli orfani con cui è cresciuto. Un personaggio noioso, con poco spessore ma che rende il nostro eroe ancora più importante.

Non so bene con quale criterio sia stato assegnato un Pulitzer a Il signore degli orfani ma mi aspettavo una storia completamente differente ed è per questo che ho fatto fatica a leggerlo. L’ho trovato poco chiaro e a tratti impersonale. Ne consiglio la lettura perchè Adam Johnson con Il signore degli orfani ha raccontato di una Corea sottomessa, di un popolo ottuso e ignorante, di una nazione che con le sue restrizioni ha reso il resto del mondo un posto inospitale per i suoi cittadini facendo credere che solo la Corea possa essere considerata degna di essere vissuta.

Un libro che ha vinto il premio Pulitzer

#2015readingchallenge

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