La biblioteca perduta dell’alchimista

La biblioteca perduta dell'alchimistaLa biblioteca perduta dell’alchimista

Quali misteri nasconde il Turba philosophorum, il libro segreto degli alchimisti? È la primavera del 1227 e la regina di Castiglia è scomparsa in modo misterioso. Strane voci corrono per il regno e alcuni parlano di un intervento del Maligno. L’unico in grado di risolvere l’enigma è Ignazio da Toledo, grande conoscitore dei luoghi e delle genti grazie ai suoi numerosi viaggi tra Oriente e Occidente e alla sua capacità di risolvere arcani e antichi misteri. A Cordoba, dove Ignazio viene convocato, incontra un vecchio magister che gli parla di un libro che tutti stanno cercando e che potrebbe dargli indizi sull’accaduto. Ma il giorno dopo verrà trovato morto avvelenato. Le ricerche del mercante di reliquie partono subito fino al rinvenimento del mitico Turba philosophorum, un manoscritto attribuito a un discepolo di Pitagora, che conserva l’espediente alchemico più ambito al mondo: la formula per violare la natura degli elementi. L’incontro poi con una monaca e con un uomo considerato da tutti un posseduto, ma in verità affetto da saturnismo, indirizzeranno Ignazio verso il castello di Airagne e dal suo misterioso signore, il Conte di Nigredo. Qui è custodito un terribile segreto, ma non sarà facile mettersi in salvo dopo averlo scoperto…

Recensione

Ignazio da Toledo è tornato dalla moglie con il figlio a seguito ma è stato richiamato dal re Ferdinando III per una missione delicata: salvare Bianca di Castiglia dalle grinfie del Conte di Nigredo. Con lui il fido Willalme e il figlio ritrovato Uberto oltre ad una vecchia conoscenza, Filippo di Lusignano.

Quello che Ignazio non sa è che la missione è più pericolosa di quel che pensi in realtà e dovrà usare tutta l’astuzia e l’intelligenza di cui è dotato per venirne a capo.

Dopo la lettura del primo capitolo della trilogia ho deciso di leggere il capitolo seguente, La biblioteca perduta dell’alchimista. Se Il mercante di libri maledetti lo avevo letto velocemente, con questo sequel ho fatto una fatica del diavolo. Innanzitutto mi è apparso strano che il protagonista, Ignazio, non sia praticamente invecchiato di un giorno mentre il figlio ha raggiunto i venticinque anni di età.

Secondo, la storia. Ignazio si imbarca nell’ennesima missione in cui rischia la vita sua e dei suoi compagni solo per soddisfare una mera curiosità: l’alchimia. Da sempre credo che riprodurre l’oro tramite un processo chimico o alchemico sia una realtà. Se ne parla spesso nei libri, nei film.

Questa volta però l’autore l’ha tirata troppo per le lunghe. Il viaggio dei tre “eroi” sembra infinito, mentre quello di Uberto sembra svolgersi in un arco temporale diverso. Mentre Ignazio ci mette tre settimane a raggiungere Toledo, Uberto ci mette tre giorni (di cui uno lo passa in prigione).

I personaggi femminili in questo romanzo si fanno notare. A partire da Bianca, rapita dal Conte di Nigredo, ma tutt’altro che prigioniera a Moira, ambigua fino alla fine. Ed è stata proprio Moira a stupirmi di più. L’ho adorata fin dal primo momento e ho patteggiato per lei affinché si legasse ad Uberto. Il giovane non è affatto uno sprovveduto e io patteggio sempre per i giovani!

Nel complesso la storia è sì interessante ma è più lenta rispetto al primo romanzo. Ho notato però una leggere evoluzione dell’autore, di cui avevo sentito parlare non sempre benissimo. La padronanza dell’argomento si nota e ho potuto apprezzare sfumature di una città piuttosto che di un’altra. Per una che, come me, non è mai stata in Spagna è stato un po’ come visitare quei territori in pieno Medioevo. E che ve lo dico a fare?

E la mia personale crociata per #sololibribelli continua…


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