La memoria dei fiori

memoria dei fiori. Il diario di Rywka Lipszyc, La - Rywka LipszycLa memoria dei fiori

È l’aprile del 1944, l’ultima neve del lungo inverno polacco attanaglia ancora le vie del ghetto di Łódź: i fiocchi candidi scendono sulle nere e informi divise degli operai ebrei che lavorano per i nazisti. Ma c’è un fragile fiore che, in questo paesaggio desolato, con tutta la forza cerca di sbocciare. Rywka Lipszyc ha solo quattordici anni. Ogni giorno deve farsi strada tra le recinzioni di filo spinato, incalzata dalle armi dei soldati e dagli ululati laceranti dei cani. Dopo la morte dei genitori, è lei a prendersi cura della sorellina Cipka. La sua città, la casa che tanto amava, gli amici di scuola, sono ormai un pallido ricordo; al loro posto ci sono il lavoro, il freddo, la fame, gli orrori del ghetto e della segregazione. In mano Rywka stringe l’unica cosa che è rimasta veramente sua: il suo diario, l’unica illusione di speranza e di salvezza da un nemico che, semplicemente, vuole che il suo popolo smetta di esistere. In queste commoventi pagine prende vita il ritratto di una bambina costretta ad affrontare l’impossibile compito di diventare donna in un mondo dominato dalla violenza e dall’ingiustizia. Ma Rywka deve resistere. Per sé stessa, per la sua famiglia, per le tante persone che, a rischio della loro stessa vita, ogni giorno le offrono aiuto. E l’unico modo per resistere è non smettere di sognare: la libertà per sé e per Cipka, una casa, un piccolo studio avvolto dall’ombra della sera, una penna, qualche foglio bianco per coltivare la sua più grande passione, la scrittura. Sogni che le danno la forza, nonostante la sofferenza che la circonda, di emozionarsi per il ritorno della primavera, per la lettura di un libro, per il calore di un sorriso che arriva inaspettato.

Era oltre un anno che aspettavo l’occasione giusta per leggere questo diario. Anche se non sono una fan dei diari penso che si debbano invece portare alla luce, soprattutto quando raccontano le storie di quelli che sono sopravvissuti all’Olocausto. Dopo il Diario di Anna Frank e dopo Avevano spento anche la luna mi è sembrato giusto dare il giusto valore anche a Rywka. Non vi parlerò della sua storia, simile a molte altre. Vi parlerò di quello che è stato per me leggere le sue parole.

Questo diario è rimasto nascosto per circa sessant’anni prima di venire alla luce e di essere finalmente pubblicato. Ritrovato per caso da una dottoressa in un forno crematorio si è tramandato senza volerlo per due generazioni finchè Anastasia, nipote della dottoressa, non lo ha trovato e non si è messa in movimento affinchè le parole e la vita di Rykwa non venissero mai dimenticati. Perchè oggi si tende a farlo con troppa facilità. Ci dimentichiamo spesso che i nostri nonni sono stati prigionieri nei campi di lavoro e nei campi di concentramento. La loro colpa? Essere ebrei, essere stranieri, essere impuri di fronte alla razza ariana. Chi si è salvato da quegli scempi ha provato a far sentire la propria voce e troppo spesso l’ignoranza ha messo tutto a tacere. Ma di fronte alle parole di Rykwa, nero su bianco, non si può restare indifferenti. Orfana di entrambi i genitori e con quattro fratelli da accudire in un ghetto polacco. E ad un certo punto la casa e la vita di sempre sembra non essere mai esistita. Al loro posto c’è solo la paura, la fame, la sporcizia. La voglia di sopravvivere e un sogno. Quello di diventare scrittrice. Ad un certo punto però Rywka smette di scrivere e qualche tempo dopo viene ritrovato il diario.

E’ inutile prendersi in giro. Queste testimonianze a me fanno stringere lo stomaco. Ogni volta che ripenso alla mia visita a Mauthausen mi salgono le lacrime agli occhi. Non si può, non si può dimenticare le vite perse. Le vite disonorate. Le vite che sarebbero potute essere. Non ci restano che i sogni, a volte. Ma non sempre sono sufficienti. Davanti a tanto orrore io non ce la faccio. Non riesco ad essere comprensiva, non riesco a perdonare, non riesco a capire. Perchè?

Gli studi fatti sul diario e anche sugli archivi del ghetto sostengono che la nostra giovane scrittrice sia morta poco prima che venisse ritrovato il diario. A me piace pensare che invece sia sopravvissuta e che abbia avuto una vita felice, nonostante tutto. La memoria dei fiori è un viaggio in compagnia di Rykwa in una terribile realtà. Non dimentichiamola, diamole una voce, diamole il valore che è giusto che meriti.

4 stelle

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