La pietà dell’acqua

La pietà dell'acquaLa pietà dell’acqua

È un Ferragosto rovente e sulle colline toscane ai confini di Valdenza viene trovato il corpo di un uomo, ucciso con una revolverata alla nuca, sotto quello che in paese tutti chiamano “il castagno dell’impiccato”. Non un omicidio qualunque, ma una vera e propria esecuzione, come risulta subito evidente all’occhio esperto del commissario Casabona, costretto a rientrare in tutta fretta dalle ferie, dopo un’accesa discussione con la moglie. Casabona non fa in tempo a dare inizio alle indagini, però, che il caso gli viene sottratto dalla direzione antimafia. Strano, molto strano. Come l’atmosfera di quei luoghi: dopo lo svuotamento della diga costruita nel dopoguerra, dalle acque del lago è riemerso il vecchio borgo fantasma di Torre Ghibellina, con le sue casupole di pietra, l’antico campanile e il piccolo cimitero. E fra le centinaia di turisti accorsi per l’evento, Casabona si imbatte in Monique, un’affascinante e indomita giornalista francese. O almeno, questo è ciò che dice di essere. Perché in realtà la donna sta indagando su un misterioso dossier che denuncia una strage nazista avvenuta proprio nel paesino sommerso. Un dossier scottante, passato di mano in mano come una sentenza di morte, portandosi dietro un’inspiegabile catena di omicidi. E tra una fuga a Parigi e un precipitoso rientro sui colli, Casabona sarà chiamato a scoprire che cosa nascondono da decenni le acque torbide del lago di Bali. Qual è il prezzo della verità? E può la giustizia aiutare a dimenticare? Il ritorno di un grande commissario: un personaggio che con la sua intelligenza e umanità ha conquistato migliaia di lettori.

Recensione

Il lago non lasciava trasparire nulla. Taceva. Immobile e complice con il tempo che si era fermato. Come una grande madre custodiva tutto nel suo grembo. Anche la storia d’amore tra due giovani che non sbocciò mai perché fu calpestata dall’odio e dalla cattiveria degli uomini.

Seconda indagine per Tommaso Casabona, in un posto che sembra uscito da un film dell’orrore. A Torre Alta viene trovato un cadavere che negli anni è diventato ricco grazie ad un albergo che in quel periodo accoglie migliaia di turisti. Non certo per la “vita” che si trova a Torre Alta ma un po’ più giù a Torre Ghibellina, il paese sommerso. Ed è proprio Torre Ghibellina il collegamento tra la morte del becero e tutte quelle che sono seguite e son state precedute. Riuscire a venirne a capo non è semplice e Tommaso si farà aiutare dalla bella Monique, collega francese anche lei in ferie in Toscana.

Come la volta precedente Casabona mi ha monopolizzato per un giorno. Le indagini, accurate e dettagliate, non vengono a noia grazie allo stile inconfondibile di Antonio Fusco. Ne La pietà dell’acqua ho trovato toccante, triste e malinconica la storia di Torre Ghibellina. Il giorno precedente alla liberazione un’intera famiglia venne sterminata perchè si presumeva aiutasse i partigiani. La verità verrà a galla solo quando inizierà ad indagare Casabona con il suo team di fidati agenti. Una verità scomoda che scalpita per venire a galla, una verità che fa parte di molte storie reali come quella di Capaci per intenderci.

Passano i secoli, ma a fare la storia sono sempre uomini che ammazzano altri uomini.

La guerra, che a noi sembra così lontana, ha lasciato ferite profonde negli uomini e nelle donne che l’hanno vissuta. E noi, che siamo cresciuti negli agi, non ci rendiamo conto a volte di come quell’odio fosse deleterio per queste persone. Persone che si son trovate dalla parte sbagliata della barricata e da entrambe le parti. Quanti ufficiali delle SS lo son stati contro la propria volontà? E quanti invece traevano benefici dall’esserlo? E le persone che invece son state uccise senza un motivo davvero valido? Che poi, qual è un motivo valido per togliere la vita ad un altro essere umano?

Torre Ghibellina raccoglie tutte queste domande e cerca di farne uscire le risposte. Domande che non avranno mai davvero riposta ma che ci lascia dentro un senso di impotenza difficile da colmare. Perchè ad un certo punto ci si rende conto del fatto che sono il potere e la paura a muovere i fili di tutto. La paura di perdere il potere acquisito, la paura di perdere soldi e falsi amici.

La menzogna è rassicurante e con il tempo si fa dimenticare. La verità, invece, è rivoluzionaria. Se ci si abitua non basta mai. La cerchi dappertutto, senza chiederti quanto forte sarà la collera di chi l’ha nascosta dove tu l’hai scovata.

Quello che amo di Casabona è che pur avendo visto molte brutture nel suo lavoro di poliziotto, così come l’autore, la sua autenticità traspare con le sue parole. Il senso di giustizia, la voglia che tutto venga fuori, la corruzione dei colleghi o l’insabbiamento dei casi non fan parte di lui. Il suo carattere e la trasparenza che usa nel suo lavoro sono tratti che ti fanno amare il personaggio fin dal primo incontro. E una volta conosciuto lui e la sua storia, una storia di famiglia normale, è difficile lasciarlo andare.

#2017readingchallenge


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