La sarta di Dachau

La sarta di Dachau - Mary ChamberlainLa sarta di Dachau

Londra, 1939. Ada Vaughan non ha ancora compiuto diciotto anni quando capisce che basta un sogno per disegnare il proprio destino. E il suo è quello di diventare una sarta famosa, aprire una casa di moda, realizzare abiti per le donne più eleganti della sua città. Ha da poco cominciato a lavorare presso una sartoria in Dover Street, e la vita sembra sorriderle. Un viaggio imprevisto a Parigi le fa toccare con mano i confini del suo sogno: stoffe preziose, tagli raffinati, ricami dorati. Ma la guerra allunga la sua ombra senza pietà. Ada è intrappolata in Francia, senza la possibilità di ritornare a casa. Senza soldi, senza un rifugio, Ada non ha colpe, se non quella di trovarsi nel posto sbagliato. Ma i soldati nazisti non si fermano davanti a niente. Viene deportata nel campo di concentramento di Dachau. Lì, dove il freddo si insinua senza scampo fino in fondo alle ossa, circondata da occhi vuoti per la fame e la disperazione, Ada si aggrappa all’unica cosa che le rimane, il suo sogno. L’unica cosa che la tiene in vita. La sua abilità con ago e filo le permette di lavorare per la moglie del comandante del campo. Gli abiti prodotti da Ada nei lunghi anni di prigionia sono sempre più ricercati, nonostante le ristrettezze belliche. La sua fama travalica le mura di Dachau e arriva fino alle più alte gerarchie naziste. Le viene commissionato un abito che dovrà essere il più bello che abbia mai confezionato. Un vestito da sera nero, con una rosa rossa. Ma Ada non sa che quello che le sue mani stanno creando non è un abito qualsiasi. Sarà l’abito da sposa di Eva Braun, l’amante del Führer… La sarta di Dachau è un caso editoriale mondiale. Venduto in 26 paesi, ha conquistato il cuore dei librai e dei lettori inglesi. Una storia di orrore e di speranza, di vite spezzate e della capacità di sopravvivere grazie ai propri sogni. La storia di una donna che non si arrende e che continua a lottare anche quando tutto sembra perduto.

Ada vive tempi bui e pieni di dolore, ma non si arrende.

Ada è una giovane ragazza e come tutte le ragazze vive di sogni e desideri. Il suo è quello di diventare una famosa modiste a Parigi con la sua Maison Vaughan. E questo sembra possibile quando incontra Stanislaus, un conte ungherese che decide di portarla in Francia per realizzare il suo sogno. Ma arrivati a Parigi scoppia la seconda guerra mondiale e Ada si ritrova abbandonata da quell’uomo per cui ha lasciato la sua famiglia di nascosto e il suo lavoro di sarta. Inizia così la fuga verso il Belgio e la deportazione in quanto inglese. Ada si dovrà travestire da suora per sopravvivere, partorirà un figlio il quale sarà la sua speranza di sopravvivenza. Grazie alle sue doti di sarta viene rinchiusa nella casa del comandante tedesco a fare lavori umili e riparazioni di sartoria oltre a vedersi commissionata diversi abiti per le amiche della moglie del comandante. Passerà in questo modo i suoi sette anni da prigioniera fino alla liberazione da parte degli americani. Ma la sua liberazione sarà tutt’altro che felice, respinta dalla sua famiglia e senza più nessun punto di riferimento entrerà in un giro che la porterà alla deriva.

La sarta di Dachau è la storia di una donna con un sogno. Un sogno che la tiene in vita anche nei momenti peggiori, anche quando tutta la vita sembra non avere un senso. Tenuta prigioniera vicino al campo di lavoro di Dachau, Ada racconta la sua giornata nella sua prigione dalle sbarre quasi dorate. Quasi, perchè lei è inglese e gli inglesi vengono ritenuti una razza inferiore dai tedeschi. Sarà la sua dote di sarta a fare di lei una prigioniera preziosa. Il suo personaggio però è complesso. Se in un primo momento sembra una bambina alle prese con la sua prima cotta, successivamente si trova a fare gli stessi errori, come se la guerra non avesse sortito sul suo carattere nessun cambiamento. E questo non lo riesco ad accettare. Erano gli anni ’40 e una ragazza di diciannove anni poteva ritenersi in età da marito, scappare con uno sconosciuto era assolutamente impensabile in una società dove contavano le apparenze. Ma dopo sette anni come prigioniera di guerra, travolta dal dolore dettato dalla perdita di un figlio e dalle sofferenze della fame mi aspettavo che il suo carattere maturasse. Certo, prende in mano la sua vita e lavora. Risparmia per suo figlio Tommy ma perde nuovamente la testa per l’uomo sbagliato e questo la porterà a commettere atti che nella vita precedente non avrebbe commesso, soprattutto dopo aver rivisto Stanislaus. Torna esattamente al punto di partenza. Posso dire che questo è stato l’unico punto a sfavore di tutta la storia.

Per il resto ho trovato la storia avvincente, seppur di fantasia (e per fortuna!) e ricca di spunti per vedere la seconda guerra mondiale da un punto di vista che di solito viene ignorato: quello delle donne. Come vivevano le donne la prigionia? C’era modo di salvarsi? La Seconda Guerra Mondiale è uno dei periodi storici che più amo, nonostante tutto. Dopo essere entrata a Mauthausen ho rivalutato il concetto di uomo e mi sono resa conto di quanto possa essere malato un uomo che un giorno dedice di sterminare milioni di uomini come lui. Non può essere diversamente, l’animo umano è marcio. Spero vivamente di non dover mai vivere una situazione simile anche se con tutte le guerre che imperversano sul territorio oggigiorno non ci giurerei.

Consiglio vivamente la lettura de La sarta di Dachau, un libro che mi ha emozionato fino alla fine.

4 stelle

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