L’ultima riga delle favole

favoleL’ultima riga delle favole

Tomàs è una persona come tante. E, come tante, crede poco in se stesso, subisce la vita ed è convinto di non possedere gli strumenti per cambiarla. Ma una sera si ritrova proiettato in un luogo sconosciuto che riaccende in lui quella scintilla di curiosità che langue in ogni essere umano. Incomincia così un viaggio simbolico che, attraverso una serie di incontri e di prove avventurose, lo condurrà alla scoperta del proprio talento e alla realizzazione dell’amore: prima dentro di sé e poi con gli altri. Con questa favola moderna che offre un messaggio e un massaggio di speranza, Massimo Gramellini si propone di rispondere alle domande che ci ossessionano fin dall’infanzia. Quale sia il senso del dolore. Se esista, e chi sia davvero, l’anima gemella. E in che modo la nostra vita di ogni giorno sia trasformabile dai sogni.

Ho seguito il consiglio di chi mi ha detto che quando un libro non piace è meglio lasciarlo perdere e proseguire con la lettura di qualcosa di più interessante. Dopo La mappa dei ricordi perduti ho lasciato al 25% anche L’ultima riga delle favole. Al contrario di Fai bei sogni, L’ultima riga delle favole non mi ha preso fin dal primo capitolo. Sono arrivata circa al decimo e ho rinunciato. Tomàs è un uomo inutile, rifugge l’amore nemmeno fosse la peste. Si ritrova in queste Terme dell’Anima dove dovrebbe guarire dal suo pessimismo ma per quel poco che ho letto mi è sembrato solo molto banale. Non ho intenzione di riprenderlo nemmeno prossimamente. Spesso ho continuato a leggere libri noiosi, togliendo tempo a libri che invece mi avrebbero fatto impazzire.

Questa volta Gramellini non mi ha coinvolta abbastanza da proseguire nonostante la noia iniziale. L’ultima riga delle favole non è certo “e vissero felici e contenti“, non per questo post!

#2015readingchallenge

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