Olivia: ovvero la lista dei sogni possibili

Olivia Ovvero la lista dei sogni possibili - Paola CalvettiOlivia: ovvero la lista dei sogni possibili

Inaspettati. Così sono tutti i doni degni di questo nome. E del tutto inaspettato è l’inizio di questa storia, con gli sguardi di due bambini che si sfiorano da lontano. Qualche anno dopo, a pochi giorni dal Natale, Olivia – la poco più che trentenne protagonista di questo romanzo – viene licenziata. O meglio: non viene licenziata perché non è mai stata assunta; semplicemente perde il posto di lavoro precario e si ritrova più precaria e fragile di prima. Così si rifugia in un bar tabacchi e, in attesa di riorganizzare, il suo futuro, scorre il suo curriculum pensando a tutto ciò che quelle pagine tralasciano: gli incontri che l’hanno segnata, gli amori veri e quelli che credeva lo fossero, le persone che non ha fatto in tempo ad abbracciare. E le passioni, i sogni, i fallimenti, la forza dei desideri. In quel bar tabacchi, che con il passare delle ore si popola di personaggi personaggi buffi, matti, generosi e pedanti, su Olivia veglia la nonna mai scomparsa davvero dalla sua vita, capace di leggere i segnali della felicità nelle scie di un aereo o nel verso di una poesia. La stessa nonna che le ha fatto un dono speciale: una Polaroid con la quale strappare al tempo gli istanti più belli, complici dell’inarrestabile e salvifica fantasia di Olivia. Nelle stesse ore, come in un film a montaggio alternato, irrompono tra le righe i passi di Diego. Anche per lui è un giorno speciale, forse l’alba di un nuovo inizio, che saprà offrire una tregua all’innominabile ferita che ha segnato la sua infanzia.

Olivia e Diego. Entrambi sono in una fase della vita dove la parola d’ordine è cambiamento. Olivia è stata appena licenziata, ha trentaquattro anni e si sente disperata. Si rinchiude in un bar tabacchi e qui inizia a raccontarci di lei, del suo presente e del suo passato. Diego si trova invece in un bar più costoso, in attesa del suo più caro amico, l’unico che possa stargli vicino nel suo dolore. Sì, perchè Diego ha perso il fratello in un incidente e da quel momento niente è stato più lo stesso. I ricordi dei due, di Olivia e di Diego, si sfiorano ma non si toccano mai.

La prima parte del romanzo è subito parsa scorrevole ma piena di stereotipi. Olivia ha perso il lavoro e l’unica cosa che trova da fare è quella di piangersi addosso e parlare alla nonna morta. Conosco bene il tema, perdi il lavoro e non sai che fare della tua vita. E nel giro di un attimo hai già superati gli -enta per affacciarti agli -anta. Ma in tutti questi anni di disoccupazione, credetemi son tanti, ho mai pensato di reagire come reagisce Olivia. Certo, fai un bilancio della tua vita. E sì, non è mai facile o piacevole. Ma ci rimbocca le maniche e si va avanti. Non si perde un’intera giornata a scribacchiare liste che non verranno mai rispettate spiando le vite degli altri.

La storia di Diego all’inizio mi aveva interessata di più di quella di Olivia. Ma arrivata a metà mi sono arresa. Figlio unico in seguito ad un incidente che si è portato via il fratello maggiore, da allora cerca in qualche modo di mantener fede alle promesse fatte nell’obitorio dell’ospedale. Ma anche per lui è arrivata l’ora di andare avanti, di tornare a vivere. Anche qua però mi è sembrato più facile parlare per stereotipi. Vivere all’ombra del fratello morto, non poter vivere la propria vita per non deludere i genitori, vivere la vita che anche suo fratello avrebbe vissuto…

Poteva davvero essere un buon romanzo, le premesse c’erano tutte. Ma poi siamo caduti nel banale, raccontando un vissuto comune a moltissimi giovani e meno giovani. Olivia proviene da una buona famiglia, madre ginecologa e padre chirurgo. Diego non è da meno, madre avvocato non praticante e padre avvocato di poche parole. Da una parte i ricordi raccontati da lei e dall’altra raccontati da lui, gli stessi ricordi ma con punti di vista differenti. I personaggi non hanno carattere, non ho notato alcun tipo di spessore nè niente che fosse degno di nota.

Ho terminato la lettura con la forza dell’abitudine, per inerzia. Se dovessero chiedermi se questo romanzo ha cambiato qualcosa in me o se i personaggi mi hanno colpito in qualche modo… la risposta sarebbe no. Niente. La copertina, forse. Sì, quella è degna di un secondo sguardo.

2 stelle

#2016bingoreadingchallenge

Cookies help us deliver our services. By using our services, you agree to our use of cookies. More Info | Close
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: