Piccole grandi cose

Piccole grandi cosePiccole grandi cose

Da più di vent’anni, Ruth Jefferson è infermiera ostetrica al Mercy-West Haven Hospital. Durante il proprio turno, mentre sta effettuando il check-up di un neonato, viene improvvisamente allontanata: i genitori di Davis sono bianchi suprematisti e non vogliono che Ruth, afroamericana, tocchi il bambino.

L’ospedale soddisfa la loro richiesta e impedisce a Ruth di avvicinarsi a Davis, ma il giorno successivo il piccolo ha delle complicanze cardiache proprio mentre Ruth è l’unica ostetrica in servizio. Intervenire oppure no? Obbedire all’esplicito divieto di toccare il bambino oppure al dovere etico di soccorrerlo? Ruth esita prima di effettuare il massaggio cardiaco, il bimbo muore e lei finisce per essere accusata di omicidio colposo.

Kennedy McQuarrie, avvocatessa bianca, sceglie di impostare una linea difensiva che escluda a priori l’ipotesi di razzismo nei confronti dell’infermiera. Sarà la scelta giusta? Ruth e l’avvocatessa faticano a trovare un modo di intendersi, ma la vicenda giudiziaria si rivelerà infine utile a entrambe per capire molto di più di se stesse e soprattutto per guardare il mondo da una nuova prospettiva.

Recensione

Sono una grandissima fan di Jodi Picoult ma con Piccole grandi cose ho faticato molto a venire a patti con la storia. Ruth è un’infermiera afroamerica, l’unica, in un intero reparto neonatale del Mercy-West-Haven Hospital e in tutti gli anni in cui ha prestato servizio non ha mai avuto problemi. Finchè un giorno arrivano in ospedale Brit e Turk Bauer, sostenitori della Supremazia Bianca, che di fatto vietano a Ruth di prendersi cura del bambino appena nato. Il giorno dopo, il piccolo Davis muore in circostanze poco chiare.

Per Ruth inizia un calvario che dura mesi e che vedrà messa in secondo piano il vero motivo per cui i Bauer accusano Ruth: il razzismo. Sarà compito di Kennedy e Howard fare tutto il possibile per tenerla fuori di prigione e far riabilitare la donna.

Io non vedo il colore.

Questa è la linea di difesa che Kennedy vuole portare in aula. Quanti di noi sostengono di non essere razzisti? E quanti di noi possono, ogni ragionevole dubbio, dimostrarlo? La risposta ve la posso dare io, nessuno. Perchè il razzismo va oltre il colore della pelle o l’orientamento sessuale. Il razzismo è anche un insieme di pregiudizi che, nel bene e nel male, ci condizionano.

Certo, so che il razzismo esiste e che gente come Turk Bauer lo sostiene, ma io non giudico tutti i bianchi in base alle azioni storiche di pochi.

Jodi Picoult ci racconta una storia dalle molte sfaccettature e dalle tanti voci. Piccoli grandi cose è la storia di Ruth ma anche di Turk e di Kennedy. Quello che mi ha lasciata un po’ con l’amaro in bocca è stato il “registro” in cui è stata raccontata questa storia.

Un bambino muore e la colpa è della donna nera. La storia ci viene raccontata dal punto di vista di Ruth, di Turk e poi analizzata da Kennedy. E questo si ripete per tutto l’intero romanzo. Rileggere la storia tre volte, seppur con occhi diversi, è estenuante.

Il personaggio di Ruth, che dovrebbe essere la protagonista, ha poco spessore. Ha sempre seguito le regole, si è laureata e ha imparato un mestiere ma per tutto il romanzo indossa una maschera. La indossa con la madre, con le colleghe, con il figlio e anche con il suo avvocato.

Il personaggio di Turk, al contrario, è troppo caratterizzato. Racconta gli incontri e gli intenti della Supremazia Bianca. La sua voglia di farla pagare a qualcuno, ad un “negro” per dirla con le sue parole. Tutto l’odio di quest’uomo viene riversato nelle pagine di Piccole grandi cose.

E infine Kennedy, che dovrebbe stare nel mezzo. Anche lei insipida come pochi. Alle prese con il suo primo caso di omicidio perde di vista l’obiettivo finale: far assolvere da tutte le accuse Ruth Jefferson.

L’orgoglio è un drago cattivo. Dorme sotto il cuore, e poi si sveglia ruggendo proprio nel momento in cui si avrebbe maggior bisogno di silenzio.

Piccole grandi cose racconta sicuramente una storia interessante ma dal mio punto di vista non ha davvero centrato il bersaglio. Una storia che parte bene ma che si perde, non decolla ma si impantana in un un tira e molla tra bianchi e neri. Per tutto il romanzo non sono riuscita ad entrare in empatia con nessuno e il finale mi ha effettivamente sorpreso.

È una di quelle storie che sicuramente vanno lette ma non aspettatevi un romanzo fluido e leggero. È una storia di razzismo, di pregiudizi e di rivalse. Per tutti. Forse non è la miglior storia di Jodi Picoult ma Piccole grandi cose alla fine vi strapperà un sorriso.

Forse, la misura del vostro amore per qualcuno è anche la misura del vostro possibile odio per lui.


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