Pulvis et umbra

Pulvis et umbraPulvis et umbra

In “Pulvis et umbra” due trame si svolgono in parallelo. Ad Aosta si trova il cadavere di una trans. A Roma, in un campo verso la Pontina, due cani pastore annusano il cadavere di un uomo che porta addosso un foglietto scritto. L’indagine sul primo omicidio si smarrisce urtando contro identità nascoste ed esistenze oscurate. Il secondo lascia un cadavere che puzza di storie passate e di vendette. In entrambi Schiavone è messo in mezzo con la sua persona.

E proprio quando il fantasma della moglie Marina comincia a ritirarsi, mentre l’agente Caterina Rispoli rivela un passato che chiede tenerezza e un ragazzino solitario risveglia sentimenti paterni inusitati, quando quindi la ruvida scorza con cui si protegge è sfidata da un po’ di umanità intorno, le indagini lo sospingono a lottare contro le sue ombre. Tenta di afferrarle e gli sembra che si trasformino in polvere. La polvere che lascia ogni tradimento.

Recensione

La vita ad Aosta, per Rocco Schiavone, è un susseguirsi di rotture di coglioni di vario livello. Ad addolcire la sua indole ci pensa Lupa, una cagnolina adorabile a cui Rocco si è inaspettatamente affezionato già qualche capitolo fa. Quello che non sa è che la giornata che apre questo nuovo romanzo si comporrà di varie rotture di coglioni, di gradi diversi, e che non accennano a voler estinguersi.

Prima lo “sfratto” dal suo ufficio per una collega della scientifica paranoica, poi l’omicidio di un trans. A distanza di qualche giorno un nuovo omicidio, a Roma, lo riporta bruscamente all’omicidio di Adele e al suo amico Sebastiano che risulta introvabile da giorni.

Ancora una volta Antonio Manzini ha scritto un piccolo capolavoro. Il nostro vicequestore preferito è alle prese con i soliti casi difficili, le beghe amorose e gli amici di una vita. Il ricordo di Marina è sempre vivo anche se più marginale ma il dolore e il tradimento sono dietro l’angolo per Rocco.

Non mancano i battibecchi con i sottoposti e le figure di Italo, di Caterina e di Antonio vengono in qualche modo rese più nitide e meno marginali. Veniamo a conoscenza della storia di Caterina e possiamo decidere se quello che le è successo giustifica il suo carattere attuale.

Allora, bisogna che qui al nord cominciate a imparare l’uso esatto dei termini e delle locuzioni romane. Sticazzi si usa quando di una cosa non te ne frega niente. Per esempio: Lo sai che Saint-Vincent ha 4.000 abitanti? Sticazzi, puoi dire. Cioè, chissenefrega. Come lo usate voi, Italo, è sbagliato. Devi cercare un ago in un pagliaio? Allora devi dire: mecojoni! Mecojoni indica stupore, lo usi per dire: accidenti!

Ho adorato il personaggio di Gabriele, ammorbidisce Rocco e ci mostra un lato del suo carattere che di primo acchito non si nota. Insomma, sotto la dura scorza di giustiziere e vicequestore c’è un animo buono! Ma questo noi lo sapevamo già, doveva solo tirarlo fuori e dirlo al mondo. C’è un passaggio che ho apprezzato davvero, a prescindere dal contesto in cui è espresso perchè è una realtà sempre più dilagante.

Gabriele è un ragazzo estremamente educato, gentile, premuroso, sensibile. È ignorante come la porchetta, ma è onesto e sincero. Quel Diego che ha picchiato sono anni che insieme ad altri due massacra questo ragazzo fuori e dentro la scuola e Gabriele non s’è mai difeso, ha provato a parlare con un paio di professori ma diciamo che la situazione non è mai cambiata. Allora se lei mi ricorda giustamente i doveri di padre, io le rammento quelli di preside, pardon, dirigente scolastico: la sua scuola ha un problema con il bullismo, dottore, e lei non ha fatto niente per evitarlo. E quello che mi manda in bestia è che quando un ragazzo bravo e obbediente anche se ignorante come Gabriele si ribella, passa dalla parte del torto. Ecco, io la esorto a fare più attenzione a quello che succede nel suo istituto anche fuori dagli orari di lezione. Altrimenti sa cosa si rischia? Di perdere i ragazzi migliori per colpa di quattro deficienti.

Pulvis et umbra però ha un piccolissimo ma trascurabile difetto. Mi ha dato come la sensazione che le avventure del vicequestore fossero finite. Come se questo fosse l’ultimo libro a lui dedicato. Mi smentite vero? Il finale mi ha lasciata decisamente con l’amaro in bocca quindi non può essere finita così, qualcosa deve succedere!

Se non si fosse ancora capito, consiglio in lungo e in largo Pulvis et umbra ma anche la serie dedicata a Rocco Schiavone tutta. Non ve ne pentirete!

#2017readingchallenge


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