Questa volta leggo… #2

… Un libro che non sono riuscita a leggere nel 2017

Bentornati amici al secondo appuntamento con la rubrica Questa volta leggo…

Per questo mese la scelta era semplice, con tutti i libri che non sono riuscita a leggere nel 2017!

La mia scelta però è ricaduta prima su un caro vecchio amico, Carlos Ruiz Zafòn ma alla fine ho dovuto optare per una lettura meno impegnativa.

Vi incollo qua sotto il consueto calendario con tutti gli appuntamenti passati e futuri delle blogger partecipanti. Passate a trovarci e lasciate un vostro commento. Vi piace questa rubrica? E i libri scelti?

Questa volta leggo... #2


Venivamo tutte per mareVenivamo tutte per mare

Una voce forte, corale e ipnotica racconta dunque la vita straordinaria di queste donne, partite dal Giappone per andare in sposa agli immigrati giapponesi in America, a cominciare da quel primo, arduo viaggio collettivo attraverso l’oceano. È su quella nave affollata che le giovani, ignare e piene di speranza, si scambiano le fotografie dei mariti sconosciuti, immaginano insieme il futuro incerto in una terra straniera.

A quei giorni pieni di trepidazione, seguirà l’arrivo a San Francisco, la prima notte di nozze, il lavoro sfibrante, la lotta per imparare una nuova lingua e capire una nuova cultura, l’esperienza del parto e della maternità, il devastante arrivo della guerra, con l’attacco di Pearl Harbour e la decisione di Franklin D. Roosevelt di considerare i cittadini americani di origine giapponese come potenziali nemici.

Fin dalle prime righe, la voce collettiva inventata dall’autrice attira il lettore dentro un vortice di storie fatte di speranza, rimpianto, nostalgia, paura, dolore, fatica, orrore, incertezza, senza mai dargli tregua. Un altro scrittore avrebbe impiegato centinaia di pagine per raccontare le peripezie di un intero popolo di immigrati, avrebbe sprecato torrenti di parole per dire cos’è il razzismo. Julie Otsuka ci riesce con queste essenziali, preziose pagine.

Recensione

Ho comprato questo libro verso la fine del 2016 se non ricordo male. L’ho messo sul Kindle e poi non ho mai trovato il tempo di leggerlo. Come sia possibile? Beh, con tutti i libri che voglio leggere diventa facile dimenticarsene qualcuno.

Venivamo tutte dal mare non è esattamente il libro che mi aspettavo di trovare. Mi aspettavo un romanzo che parlasse delle spose giapponesi partite dall’isola per raggiungere i mariti americani. Le spose per corrispondenza non sono così inusuali come si può credere e quando ho deciso di leggere il libro pensavo di trovare la storia di una di loro.

Invece mi son trovata davanti ad un monologo di una “testimone” della venuta e della scomparsa del popolo giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale. Testimone perchè la voce narrante non è identificata, non ha nome né provenienza. Si limita a raccontarci gli episodi salienti di una sposa giapponese in terra straniera. Dal viaggio dal Giappone all’America, dall’incontro con il marito alla prima notte di nozze, la gravidanza, le morti dei bambini fino al loro prelievo in tutta fretta in quanto nemici della patria.

Poco importa se queste donne e uomini non vivono in Giappone da cinquant’anni, poco importa se figli e nipoti sono americani di nascita. La vita di queste mogli non è diversa da quella che avevano in Giappone, lavorano sodo esattamente come gli uomini.

Purtroppo mi aspettavo un romanzo del tutto diverso, fatto di volti e voci. Venivamo tutte dal mare è una sorta di grande testimonianza di un popolo in una terra diversa dalla loro, etichettati come nemici anche dagli amici.

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Ringrazio Chiara de La lettrice sulle nuvole, Dolci de Le  mie ossessioni librose e Laura de La Libridinosa.

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