[RECENSIONE] Il gioco delle tre carte

Il gioco delle tre carteIl gioco delle tre carte

Ritorna, con la seconda avventura dopo “La briscola in cinque”, la squadra di investigatori del BarLume di Pineta, detto anche “l’asilo senile”. A parte il barista Massimo e la sua banconista, la bella e comprensiva Tiziana, il più giovane del gruppo è Aldo, ultrasettantenne gestore dell’osteria Boccaccio. Seguono Nonno Ampelio, Pilade, il Del Tacca del Comune, il Rimediotti. La loro attività, unica, più che principale, si svolge nel presidiare il BarLume e, dietro il paravento della partita a carte, passare al setaccio tutti gli avvenimenti di Pineta, in un pettegolezzo toscano senza eufemismi e senza ritrosie. Qualche volta resta nelle maglie fitte della rete, un fatto criminale. In realtà è Massimo, pronto all’intuizione ma svogliato all’azione, che è spinto a investigare, richiesto casualmente dal commissario Fusco. I vecchietti fanno da polo dialettico in un contraddire minuzioso che però facilita la sintesi: corale ambientazione umana, provinciale e antiglobalizzata (lenta, senza preoccupazione di efficienza mezzo-fine). Uno sfondo di commedia italiana a dei gialli enigmistici la cui soluzione è affidata alla virtù del ragionamento e alla fortuna del caso. Nel gioco delle tre carte un esercizio di abilità e di elusione fornisce lo schema per risolvere un enigma criminoso consistente nel nascondere ostentando. Nel corso di un congresso, viene ucciso un professore giapponese. La chiave del mistero è in un computer che in apparenza non contiene niente di significativo.

Recensione

Allora, partiamo dall’inizio. A cosa serve un computer? Nonno, la domanda è retorica. Se ti azzardi a interrompermi ti intossico il grappino.

Siamo tornati a Pineta, dove un nuovo omicidio sconvolge la tranquillità di Massimo e dell’Asilo Senile. Questa volta muore un congressista giapponese durante un convegno che si tiene proprio a Pineta e di cui Massimo è responsabile del catering insieme ad Aldo. Scoprire la verità è quanto mai fondamentale, c’è poco tempo e i congressisti presto torneranno al proprio paese…

Il gioco delle tre carte è il secondo capitolo della serie de Il BarLume, di cui vi avevo parlato già con La briscola in cinque. I protagonisti della nostra storia sono ancora il barrista Massimo Viviani, nipote di Ampelio, e i simpatici vecchiardi che fanno da corollario alla storia: Aldo, il Del Tacca, Pilade e il Rimediotti. Senza di loro la storia non sarebbe così divertente, gli sketch che mi hanno permesso di divorare il romanzo in meno di una giornata.

Massimo è un matematico divorziato che ha deciso di aprire il BarLume, ritrovo per Pineta e luogo di ritrovo dei vegliardi che gli creano non poco scompiglio ma che, secondo me, lui sotto sotto adora. È lui il personaggio che unisce tutto, dai vecchi all’indagine. È il perno intorno cui ruota tutta la serie, una serie che spero di continuare presto nonostante il primo capitolo non mi avesse fatto impazzire se non ricordo male.

Ahimè le cover Sellerio non sempre mi piacciono, questa in particolare mi sembra quasi che non rappresenti appieno il romanzo ma se è vero che non si giudica un libro dalla copertina è anche vero che bisogna sempre dare una seconda possibilità ad un autore che conosco poco.

Come ho già detto, Pineta è una località inesistente ma sembra molto più reale di quel che sembra. Dalla toponomastica alla descrizione del mare o della viabilità, l’autore è riuscito a trasportarmici fin dalle primissime righe. E non posso negare che ci vivrei senza problemi in una località come Pineta, di corsa anche!

Lo stile di Malvaldi mi ha stupita. Nel primo romanzo non l’avevo apprezzato, forse perchè letto in un momento in cui la narrativa italiana non mi andava a genio, fatto sta che con Il gioco delle tre carte l’ho adorato. Fresco, frizzante, divertente. Anche l’indagine non risulta pesante e anche se è il fulcro della storia non la monopolizza.

È un po’ come il gioco delle tre carte: guardavamo nella direzione giusta, ma ci siamo concentrati sul particolare che davamo per scontato che fosse importante, cioè il contenuto di informazioni del computer, e invece abbiamo trascurato il contesto.

Gli spezzoni dovuti alle esigenze dell’asilo senile sono un ottimo diversivo affinchè la storia non diventi un classico giallo ma sia davvero una lettura leggere e scacciapensieri. Era quello di cui avevo bisogno ieri, dopo una settimana iper stancante psicologicamente parlando.

Ho adorato il personaggio di Massimo, amplificato dalla presenza di Ampelio e dalle gag divertentissime che li rendono entrambi partecipi. Avevo anche quasi timore che la storia non mi coinvolgesse, che mi annoiasse e che portare a termine la lettura si sarebbe rivelata difficoltosa invece ahimè ho dovuto dormire qualche ora per riprendere stamattina con più entusiasmo di ieri. Scoprire l’assassino non era fondamentale ai fini della lettura ma di sicuro non era chi mi aspettavo che fosse. L’abilità nello sviare l’attenzione del lettore è stata magistrale a mio dire. Ora devo solo trovare il tempo di leggere anche gli altri…

Difatti, nel bar è entrato un vecchietto messo lievemente peggio degli altri. È alto e macilento, con una maglietta azzurra a righine orizzontali e pantaloni color anziano; il tutto gli dona un’aria ambigua, a metà tra un lungodegente ed un evaso.


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