[RECENSIONE] Papà Gambalunga

Papà GambalungaPapà Gambalunga

Terminate le scuole, Judy sembra destinata a rimanere nell’orfanotrofio come istitutrice, ma un ignoto e ricco membro del consiglio dell’istituto decide di diventare suo tutore e le offre la possibilità di frequentare l’università. L’ignoto benefattore, che si fa chiamare John Smith, cambierà la vita di Judy.

I Classici tascabili: una nuova collana che propone ai ragazzi i romanzi più amati e famosi di tutti i tempi insieme a perle da riscoprire. La grafica di copertina, affidata alle mani di Edwin Rhemrev, giovane illustratore olandese, avvicina le giovanissime generazioni a libri intramontabili, troppo spesso ritenuti lontani dall’immaginario contemporaneo.

Recensione

Rieccoci con una nuova recensione! Vi ricordate forse il cartone animato che ha lo stesso titolo, Papà Gambalunga? Beh io lo ricordo appena, ricordo la sigla, ricordo Judy ma la storia fa acqua da tutte le parti. Avevo visto il cartone, appunto, senza mai arrivare all’ultima puntata così ho dato la chance al libro.

La storia di Jerusha Abbott la conosciamo. Ha 17 anni e ha sempre vissuto in orfanotrofio. È l’unica realtà che conosce e figuratevi il suo stupore quando la direttrice le comunica che un benefattore che vuol restare anonimo ha deciso di prendersi cura di lei e dei suoi studi. Inizia così la corrispondenza unilaterale tra Judy e Papà Gambalunga.

Il romanzo è molto breve, poco più di 200 pagine e il tutto si snoda attraverso le lettere che Judy scrive al suo anonimo benefattore. Per tutta la durata dei suoi studi la vita di Judy è scandita dalle lettere in cui racconta i suoi progressi, le sue vacanze e le poche righe scritte dal signor Smith.

Per quanto sia stato interessante e divertente leggere quello che Judy racconta a Papà Gambalunga, la forma epistolare continua a non fare per me. Avendo letto poi il romanzo in digitale e non essendoci una vera e propria divisione di capitoli è stato estenuante assistere a questo monologo.

Lo stile dell’autrice non mi ha coinvolta ma nonostante ciò è riuscita a farmi amare Judy e l’anonimo salvatore della ragazza. È stata una costante crescita per la protagonista raccontarsi in queste lettere e anche scoprire la vera identità dell’uomo che tanto mi faceva sognare da bambina. Non avendo poi visto l’ultima puntata del cartone potete capire come io sia rimasta di sasso a scoprire chi fosse.

Ammetto di essere un po’ delusa. La storia mi era nota ma me l’aspettavo strutturata diversamente. Come un vero romanzo, invece mi son trovata questo monologo da parte di Judy. Un finale sicuramente inaspettato ma non mi ha trasmesso niente. L’ostinazione di Judy invee è encomiabile. Ha vissuto sempre nella povertà e non accetta la carità di nessuno, nemmeno di chi gliela offre gratuitamente.


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