Scarlatto Veneziano

Scarlatto VenezianoScarlatto Veneziano

Un giallo storico avvincente, scritto con eleganza e accuratezza.

Venezia, 1752. In una gelida notte di dicembre, un uomo viene trovato morto in una piccola calle, strangolato. È il primo di una serie di omicidi che coinvolge l’avogadore Marco Pisani, alto magistrato della Serenissima. Scrupoloso, idealista e passionale, Pisani è un illuminista romantico, in anticipo sui tempi, consapevole che legge e giustizia non sempre coincidono. Ama disperatamente la sua città eppure ne avverte l’inarrestabile decadenza. È fatale perciò che nel corso delle indagini arrivi a scoperchiare il lato in ombra di una società preda di conflitti familiari, vizi, pettegolezzi crudeli. Aiutato dall’avvocato e amico Zen, dallo spregiudicato gondoliere Nani e da Chiara Renier, bella, indipendente e con un dono speciale, Marco Pisani si muove tra le fabbriche e i bacini dell’Arsenale, il mondo delle spie e dei mercanti orientali, gli uffici e le carceri di Palazzo Ducale, le sale da gioco, le botteghe, le osterie della città, i segreti racchiusi nei palazzi nobiliari e nelle ville delle incantevoli campagne del Brenta. Fino a giungere alla verità, amara e inaspettata.

E’ la notte del 23 maggio del 1751 quando Marianna Biondini viene rapita, stuprata e uccisa. Un anno e mezzo dopo una serie di strani delitti porta l’Avogadore Pisani ad indagare su due delitti apparentemente non collegati tra loro. Marino Barbaro, Piero Corner, Biagio Domenici e Paolo Labia sono aristocratici ma non certo degli stinchi di santi. Saranno Pisani, il fidato gondoliere Nani e Daniele Zen a dover far emergere la verità ma non senza l’aiuto della bella Chiara, che ha doti da veggente.

Libro scelto per il secondo gruppo di lettura, Scarlatto Veneziano. Le prime pagine, quando scopri un nuovo autore, son sempre le più difficili e le più decisive. Maria Luisa Minarelli, con il primo capitolo della trilogia, ha superato a pieni voti il test. Ha imbastito una storia intrigante, con ironia e sarcasmo ma anche con serietà in egual misura.

Il rapporto che i protagonisti hanno tra di loro ma anche con Venezia è un legame che ho sentito fortemente anche io. L’avogadore Pisani è un uomo fuori dal comune, non ama i dogmi imposti dalla società, utilizza toga e parrucca solo se obbligato e ama condurre gli interrogatori e le perquisizioni in prima persona. Gli altri due avogadori rispettano l’etichetta molto di più ma anche a loro fa comodo che Pisani utilizzi il proprio metodo perchè l’importante è il risultato, no? Inoltre è anche un bell’uomo, rimasto vedovo poco dopo sposato e con quella tristezza negli occhi che trovi solo nelle persone che hanno amato tantissimo e hanno perso quell’amore.

Al suo fianco troveremo sempre l’avvocato Daniele Zen, scapolo anche lui. Oltre al rapporto lavorativo tra i due c’è un legame di amicizia molto forte e Pisani lo ritiene anche un ottimo confidente. Spesso e volentieri Zen entra a far parte della scena in veste di testimone affinchè il lavoro di Pisani non possa essere screditato ma entrambi credono in Legge e Giustizia e lavoreranno insieme per arrivare alla verità.

E poi Nani, il gondoliere sfuggito ad un futuro da prete. Con i suoi modi spicci è un abile manipolatore e sa come far parlare la gente. Ha una dote innata, aiutata anche dalla bellezza che fa capitolare tutte le fanciulle in cui si imbatte e a cui promette amore eterno.

Infine parliamo di Chiara. Una donna nubile, che non vuole sposarsi perchè vuol mantenere la propria indipendenza. Nel 1750 circa la donna non poteva possedere nulla quindi una volta sposati tutti i beni, le proprietà e i soldi della moglie passavano in mano al marito. Chiara è una sarta abilissima ed è anche una veggente. E’ grazie alla sua visione di una ragazza bionda avvolta in un mantello di scarlatto veneziano che Marco riuscirà a collegare le morti tra loro.

Quello che non ho apprezzato è l’uso esagerato di termini dialettali se così si possono definire. Per fare un esempio: le pantegane penso sia semplice italiano per indicare dei topi molto grossi. Che senso ha scriverlo in corsivo come le espressioni venete per determinare un determinato vicolo o una via? E’ stata l’unica nota stonata in tutto il romanzo, probabilmente.

Il finale ovviamente è aperto in quanto la trilogia comprende altri due capitoli. La risoluzione del caso è scontata ma è anche particolare perchè, anche se il Bene vince sempre, lo fa in modo strano e inaspettato. Ovviamente consiglio la lettura di Scarlatto Veneziano e penso proprio che continuerò la trilogia per trovare altri casi dell’avogadore Marco Pisani.

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