Tutto quello che siamo

Tutto quello che siamo - Federica BoscoTutto quello che siamo

Chiunque vi dica che avere diciannove anni sia una cosa fantastica è un imbecille. E lo dice perché non si ricorda com’era avere quell’età. Non si ricorda come ci si sente a essere costantemente arrabbiati, confusi e diversi. Sbagliati, sfigati, soli e sempre con qualcosa in meno rispetto agli altri. No, non se lo ricorda perché dopo va anche peggio. Dopo ci sono gli impegni, le responsabilità, il lavoro, la casa, la famiglia, persone di cui occuparsi…Il tanto desiderato pacchetto completo del “diventare adulti”. Peccato che io una parte del pacchetto l’avessi già ricevuta prima del tempo. E senza nemmeno chiederla. Alcuni di noi giungono a questo mondo a bordo di carrozze dorate trainate da cavalli bianchi, atterrando delicatamente su una morbida coperta di cashmere, e il loro cammino sarà per sempre disseminato di profumati petali di rosa, altri invece ci arrivano trascinati da una mareggiata, sbattuti dalle onde contro gli scogli, e raggiungono la riva boccheggiando, coi capelli pieni di alghe e sabbia. Devo specificare di quale gruppo facessi parte?

Marina ha 19 anni, orfana di madre e con un padre violento. La sua nuova moglie fa il possibile per renderle la vita un inferno, facendo sempre più spesso la vittima con il padre. L’unico raggio di sole nella vita di Marina è Filippo, il fratellino di sei anni per cui darebbe la sua vita. Ha rinunciato al sogno di iscriversi all’Accademia delle Belle Arti e guarda da dietro il bancone del bar la vita che vorrebbe vivere. Innamorata di Christo, un ragazzo brasiliano che per un periodo le farà battere il cuore, continua a barcamenarsi tra due lavori e Filippo pur di non pesare sulla famiglia. Ma un giorno, per caso, incontra Nicholas al parco e da quel momento tutto sembra poter cambiare. Tutto può sembrare più facile con Nic al fianco… ma la vita, ancora una volta, sembra accanirsi con Marina.

Tutto quello che siamo affronta alcuni temi su cui ci sarebbe davvero molto da dire. In primis la violenza del padre nei confronti della moglie e della figlia. La sua poca pazienza che sfocia sempre in botte. Ma la madre di Marina non avrebbe mai avuto la forza di divorziare, così ci pensa un cancro a portarsela via. Un uomo che uomo non è, che non ha pazienza con i figli, che vuol primeggiare in tutto, che insudicia la vita di Marina e di Filippo senza saper ascoltare, che ritiene la figlia più grande solo un enorme fallimento.

Conosciamo approfonditamente Marina, orfana di madre dall’età di 16 anni ha dovuto essere forte per sé e per Filippo. I momenti che preferisce sono quelli in cui si isola dal mondo disegnando e quando Filippo le chiede della madre. Di lei, Filippo, ricorda poco. E Marina può rendere la storia della sua nascita più allegra e gioiosa di quel che è stata in realtà. Una Cenerentola dei giorni nostri, dove la matrigna fa di tutto per affondarla facendola apparire un’arpia agli occhi del padre. Un padre che come abbiamo letto è troppo occupato a fare il fantoccio per la nuova mogliettina (a cui staccherei la testa dal primo momento).

Ovviamente non possiamo tralasciare le disgrazie amorose prima con Christo, brasiliano bello e dannato, e poi con Nic, fidanzato da secoli con la stessa ragazza. E Marina che ovviamente fa le scelte sbagliate anche in amore…

Non mi è piaciuto il taglio che è stato dato al romanzo. E’ una bella storia, una bellissima storia di vita fatta di rinunce e sacrifici. Ho amato tanto la lettera finale alla madre, tralasciando il fatto che un po’ mi aspettavo il finale che poi ci è stato presentato. Perchè in tutte le favole ci aspettiamo un finale da “vissero tutti felici e contenti“. Avrei eretto un monumento in onore di Marina quando finalmente riprende con rabbia il suo posto all’interno della famiglia e all’interno del cuore del padre, una piccola rivincita nei confronti della strega.

3 stelle

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