Wintergirls

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Lia e Cassie sono amiche dall’infanzia, ragazze congelate nei loro fragili corpi, in competizione in un’assurda gara mortale per stabilire chi tra loro sarà la più magra. Lia conta maniacalmente le calorie di tutto quello che mangia e di notte quando i suoi non la vedono si sfinisce di ginnastica per bruciare i grassi. Le poche volte che mangia, cerca di ingerire cose che la feriscono, come cibi ultrapiccanti, in modo da “punirsi” per aver mangiato. Si ingozza d’acqua per ingannare la bilancia nei giorni in cui la pesano. Quando eccede nel cibo ricorre ai lassativi e passa il tempo a leggere i blog di ragazze con disturbi alimentari che si sostengono a vicenda. Nel suo libro L. H. Anderson esplora l’impressionante discesa di una ragazza nel vortice dell’anoressia.

Lia e Cassie sono legate da un patto di sangue e da una promessa: essere la ragazza più magra di tutta la scuola. Quando però Cassie muore, Lia si trova ad affrontare il problema da sola.

Quando ero una ragazza vera…

Spesso Lia esordisce in questo modo prima di raccontare la sua vita. Prima di raccontare il suo bisogno estremo di vedere le ossa sotto il sottile strato di pelle, il bisogno di vedere le vene, il bisogno di tagliarsi. Non capisce perchè la sua amica sia morta. Come sia stato possibile. E quando viene fuori la verità Lia si trova davanti un terribile scenario. Ma non può fare a meno di sfinirsi di ginnastica, di ingerire 500 calorie invece di 800, non può fare a meno di veder scendere i chili sulla biliancia. 45 chili, 43 chili… e nel tempo libero passa il tempo a leggere su un forum di anoressiche, dove il grasso è visto come il demonio.

Quando ero una ragazza vera è la frase che più mi ha colpita. Lia parla di sè come se prima di entrare nel tunnel dell’anoressia fosse una persona e invece ora fosse uno scarto della società. E’ convinta che magro, che trasparente, sia il massimo della felicità. E’ convinta, e ne sono convinta anche io, che ci si debba fidare del cibo per poterlo ingerire. Può sembrare una sciocchezza ma ahimè i disturbi dell’alimentazione, l’anoressia soprattutto, vede il cibo come una minaccia quindi sì, bisogna fidarsi del cibo.

Lia è una ragazza malata, che deve essere aiutata e supportata nel suo cammino verso la guarigione. Avendo avuto un’esperienza simile ma non così traumatica capisco bene il suo punto di vista. Il problema è che si trova incastrata tra due genitori, una matrigna e una sorella che non possono capire.

I genitori, si sa, vorrebbero sempre che noi stessimo bene. Se di primo acchito ho odiato la dottoressa Marrigan perchè le dà il tormento, il padre non vuol vedere che la figlia in realtà non ha intenzione di guarire. In loro per certi versi vedo i miei genitori che per mia fortuna sono stati più caparbi di me.

Jennifer, la matrigna di Lia, è una donna che ce la mette tutta con la figliastra. La ama e vuole proteggerla come se fosse sua figlia e non accetta che si autodistrugga. Emma, la sorellina di Lia, si ritrova davanti una sorella malata e non sa bene come comportarsi. Quando scopre il segreto di Lia, questo diventerà lo sprone per guarire. Forse.

Perchè Wintergirls? Perchè vogliono essere ragazze d’inverno… ragazze dalla pelle glaciale, ragazze dalla pelle morta.

E’ stata una lettura intensa. E cruda. Non è per tutti, questo è certo. Spero però che la storia di Lia e di Cassie possa aiutare tante ragazze e tanti ragazzi a capire che il cibo non è veleno. Che il cibo è vita, la vostra vita.

4 stelle

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